#29Riflessi_oni - Da Lucignana a Vico Pancellorum: un viaggio tra libri, arte e piccoli incanti

In un piccolo paese in provincia di Lucca si trova una chiesetta le cui origini risalgono a prima dell’anno Mille: è la Pieve di San Paolo a Vico Pancellorum. Un nome che resta impresso, e che quasi invita a perdersi — anche con un pizzico di ironia.

Il giorno di Pasquetta, come tradizione vuole, sono riuscita a concedermi una gita fuori porta. La prima tappa è stata una piccola libreria in collina, a Lucignana: un borgo che conta ancora oggi poco più di 180 abitanti, immerso nell’Appennino toscano.

In realtà, ciò che colpisce non è solo il luogo, ma la visione.
Alba Donati, che ha fondato questa libreria “magica”, ha avuto un grande coraggio. Mentre molte librerie in città chiudono, lasciando spazio ad attività di cui forse un giorno dimenticheremo persino il senso, qui accade qualcosa di diverso.

La Libreria sulla Collina custodisce un dono semplice e prezioso: ti riporta alle radici della nostra cultura.
Il tempo rallenta, e scegliere un libro diventa un gesto pieno, capace di accompagnare le settimane a venire. È un nutrimento che non passa solo dal cibo, ma da quel sapere sottile che si diffonde — anche da un luogo così piccolo — quando chi lo guida ha chiara la direzione.

Se non la conoscete, cercatela.
La fondatrice e la libreria meritano di essere scoperte, per continuare a generare momenti di autentica bellezza, immersi nella natura.

Con un tè offerto dalla libreria, mentre stavamo scegliendo i libri da portare a casa, e con il desiderio di aria aperta e bel tempo, abbiamo deciso la tappa successiva: Vico Pancellorum.

Prima di arrivare alla Pieve, abbiamo passeggiato tra le stradine del paese, tra salite e discese che conservano ancora l’impronta medievale.
Poi, eccola: la Pieve, piccola e silenziosa, lì da secoli.

Il suo stile romanico si riconosce negli archi, nei mattoni a vista che si uniscono alle colonne e si slanciano verso il tetto, sostenendo un soffitto ligneo a travi. Poco sotto, alcune bifore lasciano entrare la luce, creando un’atmosfera raccolta e sospesa.
Tra la base delle colonne e l’inizio degli archi si intravedono stemmi che potrebbero richiamare quelli delle crociate. La Pieve ha origini molto antiche, documentate già nel 849, anche se l’aspetto attuale è legato a rifacimenti romanici successivi, e all’interno si trova anche un piccolo organo a canne, sopra l’ingresso.

La visita alla Pieve è stata la conclusione… o forse l’inizio di una nuova scoperta.

Vico Pancellorum custodisce infatti un piccolo museo a cielo aperto.
Camminando tra le vie, che salgono fino a circa 200 metri di dislivello rispetto alla Pieve, si incontrano quadri, installazioni e sculture disseminate lungo i muri, nelle piazze e nelle terrazze.

È un percorso sorprendente.
Ho incrociato una madre con il suo bambino, una farfalla — simbolo di una delle case, opere legate all’universo, quasi a bilanciare la presenza della tecnologia con la natura circostante. Un globo richiama un’altra riflessione: quella sulla fame nel mondo. Una fame reale — circa il 9% della popolazione mondiale — ma anche simbolica.

Di cosa siamo affamati?

Proseguendo, abbiamo incontrato la riproduzione del Quadrato del Sator, uno degli enigmi più affascinanti della storia: un palindromo perfetto in cui le parole si leggono in ogni direzione, formando una croce centrale.Un richiamo coerente con le origini medievali del borgo, reinterpretato in chiave contemporanea.

Poi ancora: un muro di mosaici, un omaggio alla musica di De André.
Ogni angolo sembra pensato per generare meraviglia, per offrire ai visitatori un frammento di gioia.

Forse è proprio questo il punto.
Cosa cerchiamo quando entriamo, affascinati, in questi piccoli luoghi sospesi nel tempo?
Cosa vogliamo lasciare, affinché altri possano vedere e sentire?

Qui convivono opere di persone comuni, nate da una passione autentica, e lavori di artisti affermati come Giorgio Moiso. È una circolarità del fare che diventa cura: per il luogo, per chi lo abita, e per chi lo attraversa.

Da colle a colle, questa gita fuori porta diventa un piccolo viaggio nella Valle della Lucchesia, che merita di essere vissuto.
Se non ci siete mai stati, potrebbe essere un buon modo per cambiare prospettiva.

Forse uno degli atti creativi più importanti che possiamo concederci è proprio questo: camminare, lentamente, lasciandoci attraversare dai luoghi.
E se lungo il percorso incontriamo anche l’arte, allora quel passo si riempie — e diventa parte di qualcosa di più grande: il nostro viaggio nella vita.

Scoprire civiltà lontane è affascinante.
Ma conoscere davvero la propria è un inizio potente.

E, forse, necessario.

Sabrina Murgia