#27Riflessi_oni Nessuna Aspettativa o Sindrome di Stendhal
Nessuna Aspettativa o Sindrome di Stendhal?
Facciamo un po’ di luce su cosa vogliono dire entrambe le definizioni.
1 – Avere aspettative.
Avere aspettative significa nutrire il desiderio che una certa situazione si avveri o accada nella nostra vita. Ad esempio, desiderare un determinato dolce e, una volta al ristorante, scoprire che è terminato o è stato tolto dal menù; oppure programmare del tempo con una cara amica e scoprire, nel momento in cui glielo proponete, che sarà lontana da casa per molti mesi. Può significare voler partecipare a un evento e accorgersi, al momento dell'acquisto, che è già sold-out, o ancora desiderare di visitare un luogo ma scontrarsi con il fatto che i propri spostamenti non coincidono con i desideri altrui.
Ecco: avere aspettative significa proprio questo, e comporta il dover gestire le emozioni che scaturiscono quando queste non si realizzano.
2 – La Sindrome di Stendhal.
La Sindrome di Stendhal prende il nome dallo scrittore francese Stendhal (1783-1842), che durante il suo viaggio a Firenze nel 1817 rimase profondamente colpito dalla bellezza artistica della città, in particolare visitando la Basilica di Santa Croce. Raccontò di aver provato un senso di vertigine, accelerazione del battito e quasi mancanza di respiro davanti a tanta bellezza.
Da allora si usa questa espressione per indicare quella forte emozione – quasi fisica – che alcune persone provano di fronte a opere d’arte o luoghi di straordinaria bellezza.
Ecco, io ancora oggi, a distanza di una settimana dalla visita a quella chiesa, mi sto chiedendo se sia stata una aspettativa che non avevo programmato e che, arrivando lì, mi ha resa gioiosa e felice di quello che stavo vedendo… oppure se davvero ho provato sulla mia pelle cosa significa quella sensazione di mancanza di respiro e di stupore che senti nel corpo quando non ti aspetti di assistere a una tale magnificenza.
Lo so, devo ancora raccontarvi dove sono stata e cosa ha scatenato in me questa reazione.
Immaginate: un quadriportico d’ingresso di circa 70 metri per lato, circondato da oltre 150 colonne che sostengono il portico. Al centro, perfettamente allineata con l’asse della basilica, si apre la grande Porta Santa, che viene aperta soltanto durante i Giubilei.
Nel cortile si erge una grande statua di San Paolo, alta circa 5 metri, con il braccio sollevato verso il cielo, come a richiamare attenzione e rispetto per chi entra in questo luogo.
Il cortile è un grande spazio quadrato curato in maniera monumentale e neoclassica che accoglie le colonne tutto intorno e una porta immensa che ti accoglie. Sembra quasi attirarti in quell’oasi di pace che si apre entrando in quel luogo aperto ma solerte e silente come se fosse chiuso.
Già lì mi sono sentita piccola come una libellula che vola sopra spazi enormi.
Siamo a Roma, siamo fuori dalle Mura Aureliane, e la chiesa è la Basilica di San Paolo fuori le Mura.
La prima basilica fu fatta costruire dall’imperatore Costantino nel IV secolo (circa 324 d.C.), sul luogo dove, secondo la tradizione, fu sepolto l’apostolo Paolo. Successivamente fu ampliata dagli imperatori Valentiniano II, Teodosio e Arcadio alla fine del IV secolo, assumendo la tipica pianta paleocristiana a cinque navate perché ritennero che la chiesa precedente era troppo piccola per accogliere i fedeli.
Le file di colonne – in totale 80 monoliti di granito alti circa 10 metri nella sola navata centrale – si elevano verso l’alto fino a incontrare la fascia decorativa superiore. Sopra di esse corre la celebre serie di medaglioni mosaicati con i ritratti di tutti i Papi, che conduce lo sguardo verso il monumentale mosaico dell’abside del XIII secolo e verso l’Arco di Galla Placidia, così chiamato in onore della figlia dell'imperatore Teodosio che ne finanziò i magnifici decori nel V secolo.
Queste preziose testimonianze medievali e paleocristiane sono miracolosamente sopravvissute al terribile incendio nella notte tra il 15 e il 16 luglio 1823, che distrusse quasi completamente la basilica antica. Grazie a un imponente sforzo di ricostruzione nel XIX secolo, l'edificio è rinato mantenendo le proporzioni originali e integrando tutto ciò che è stato possibile salvare del glorioso passato
I Medaglioni con i ritratti di tutti i papi, da San Pietro fino all’attuale pontefice, Papa Leone, sono inseriti in una lunga serie che continua nel tempo. La tradizione popolare racconta che gli spazi per questi ritratti non siano infiniti e che, quando verranno completati, coinciderà con la fine dei tempi e la nuova venuta di Cristo.
Leggenda o no, fa sempre un certo effetto alzare lo sguardo e vedere tutta quella storia scorrere davanti agli occhi.
Continuando il viaggio all’interno di questa maestosa chiesa si arriva al transetto, dove si trova il magnifico ciborio gotico costruito da Arnolfo di Cambio nel 1285, alto circa 12 metri, sotto il quale si trova l’altare papale.Proprio sotto quell’altare, secondo la tradizione e le ricerche archeologiche più recenti, si trovano le reliquie dell’apostolo Paolo.
Poco più in là si apre lo spazio del coro e del grande organo, da cui durante la funzione arrivavano le onde musicali dei coristi.
Sì, ero lì per assistere a una funzione.
E quando mi sono seduta, immersa nella maestosità di quella bellezza e di quello spazio – la basilica è lunga circa 131 metri, larga 65 metri e alta oltre 29 metri nella navata centrale – non riuscivo più a muovermi.
Ero estasiata da tanta meraviglia.
Non avevo organizzato nulla di quel viaggio romano, se non il treno. E allora mi sono posta una domanda:
Era perché non avevo creato aspettative…
oppure perché davvero ho provato su di me la Sindrome di Stendhal davanti a questa chiesa meravigliosa?
E a voi è mai successo di provare una sensazione così forte da sentire il corpo quasi immobile, mentre dentro sentite un fuoco che vi scalda?
E vi assicuro che è talmente enorme come chiesa da essere la seconda basilica più grande di Roma dopo San Pietro.
Sono rimasta ad ascoltare la funzione per più di un’ora. Non ho sentito freddo né stanchezza; solo alla fine, quando tutto stava terminando, ho iniziato ad accorgermi della temperatura più bassa dell’enorme spazio intorno a me.
Sono grata per questa visita a sorpresa, non programmata ma arrivata quasi per caso.
L’arte è anche questo:
ti accompagna in un viaggio spirituale che non avevi programmato, facendoti accogliere tutta la bellezza che abbiamo nella nostra grande e cara Italia.
Speriamo solo che il mondo non decida di implodere, perché tutte queste meraviglie hanno il diritto di essere viste e conosciute ancora per secoli e secoli.
Tanto Grata ❤️a Matilde, Flaminia, Adriana ed Aldo che hanno reso tutto questo possibile.