#1 Nuvolosa_mente - IO NON SONO QUELLE NUVOLE

Ci sono passi che ti ricorderai per sempre.

Ci sono momenti nella vita in cui tutto scorre nella stessa modalità per mesi, a volte per anni.

Poi arriva un momento in cui, come in un risveglio da un sonno profondo, ti accorgi che alcuni passi li ricorderai per sempre.

Perché?

Indipendentemente da ciò che arriverà dopo, quel momento ha segnato un confine. Una rottura. Una linea sottile tra ciò che eri e ciò che, in un modo o nell’altro, inizierai a essere.

Anche se avrai ottantacinque anni, se quello è stato un passo non ordinario , lo ricorderai. Perché sarà diventato parte del tuo nuovo fluire, fino alla fine.

Mi trovavo a Roma per un weekend tra amici e nuove conoscenze.

Legami che parlano il tuo stesso linguaggio: semplice, ma profondo. Persone che, pur arrivando da percorsi diversi, sono lì per lo stesso motivo: trovare una propria risolutezza nei confronti della vita.

Nuove amicizie che nascono mentre cerchi di sciogliere nodi importanti.

E anche quando i motivi sono diversi, le emozioni si uniscono.

Quando togli il velo della vergogna e della vulnerabilità, puoi davvero comprendere, in profondità, ciò che hai dentro al cuore.

E poi, per me, queste occasioni diventano piccoli momenti per guardare con occhi nuovi luoghi che, probabilmente, da sola non avrei mai scelto.

Non perché non siano belli o piacevoli, ma perché quando sei ospite di una grande città è più facile scegliere le mille sfumature intorno al centro, piuttosto che spingerti verso luoghi più lontani, meno conosciuti e forse proprio per questo ancora più affascinanti.

Così mi sono ritrovata a vivere un piccolo borgo medievale: Acuto, un paese che guarda verso Anagni e la Ciociaria.

E lì ho assistito alla “vendemmia dei bambini”.

Quanto entusiasmo e quanta allegria può arrivarti da un bambino curioso, mentre sperimenta questo suo viaggio intorno al mondo.

E sì, perché per quelle piccole anime quello è il loro mondo.

Mentre noi guardiamo alle nostre ferite, alle nostre gioie, ai nostri nodi e ai nostri passaggi interiori, loro attraversano con naturalezza ciò che per noi, crescendo, diventa spesso complicato.

E ci dimentichiamo della bellezza.

Io non ho figli e avere avuto la possibilità di immergermi, anche solo per qualche ora, nel loro mondo è stato un piccolo regalo.

Mentre loro passeggiavano tra grappoli d’uva e genitori che si prodigavano nel seguirli lungo il percorso, io mi addentravo nei dettagli di un borgo che ancora vive anche grazie ai bambini che arrivano qui per trascorrere una domenica diversa, fatta di esperienze semplici.

E mentre loro scoprivano l’uva e le attività organizzate per loro, io scoprivo un’alta forma di gioco: osservare.

Una parte del borgo è molto curata. Ci sono cartelli e racconti che accompagnano il visitatore attraverso leggende e curiosità sparse lungo le strade.

E poi c’è l’arte.

Arte diffusa di artisti contemporanei attraverso murales lungo le vie, insieme a portali antichi che ancora conservano le vecchie quadrature di un tempo.

Bugnati rinascimentali che si alternano ad altri più gotici, mascheroni e fregi che raccontano l’antropologia di un’epoca in cui dovevano esistere simboli e rituali capaci di allontanare i guai, le paure e forse anche le intemperie.

Guardando quei personaggi e quelle architetture ho sempre la sensazione di riuscire, per un istante, a scorgere il tempo indietro.

La gente che mi passa accanto non è più quella moderna.

Per un attimo è quella antica.

E in quel momento mi dimentico delle vulnerabilità e delle fragilità che appartengono a questo momento della mia vita.

Io non sono quelle nuvole che scorgo nel cielo.

Questo è il mio nuovo esserci.

Perché dopo aver compreso che l’importante è non smettere di muoversi, ho anche compreso che la semplicità è ciò che posso accogliere nella mia vita.

Senza guardare continuamente agli altri con competitività.

Senza dover dimostrare qualcosa.

Cercando invece di cogliere quel dettaglio piccolo, silenzioso e persistente che sta sopra quel portone.

Quello che magari tutti attraversano senza vedere.

Io voglio imparare a vedere.

Non devo allontanare nessuno.

Devo accogliere quelli, e soltanto quelli, che sanno accogliere il mio linguaggio: semplice, sincero, continuo.

L’arte è il mio strumento.
La creatività mi cura, si.

Se hai bisogno di immersione, scegli amicizie che abbiano il tuo stesso sentire, anche se hanno percorsi di vita diversi.

Non serve che abbiano percorso la tua stessa strada.

È sufficiente che sappiano riconoscere qualcosa nel tuo modo di camminare.

E allora goditi il viaggio.

Nella tua semplicità.

Cerca ispirazione.

Continua a camminare.

Perché alcuni passi non sono semplicemente passi.

Sono il modo in cui inizi a diventare nuova.

E se vuoi sapere come ho fatto io fino ad adesso, nelle mie riflessioni prima e nei miei nuvolosa_mente poi potresti trovare anche il tuo passo nuovo.

Sabrina Murgia