#2 Piet Mondrian , se sposti quelle nuvole...

Caro Mondrian…il mio passo nuovo.

C’è sempre un’evoluzione, indipendentemente da dove partiamo. Ma non sempre questa evoluzione è una destrutturazione. E quando lo è, può essere radicale. Partiamo dall’essere qualcuno e, lungo il percorso, ci ritroviamo a non riconoscerci più oppure a osservare il cambiamento attraverso la nostra personale visione del mondo.

Sono stata per tanti anni uguale a me stessa, quasi cieca di fronte a ciò che scorreva sotto i miei piedi. Poi, un giorno, mi sono resa conto che anche il minimo cambiamento rispetto al mio modo abituale di essere avrebbe potuto modificare radicalmente la mia percezione e, di conseguenza, me stessa.

Quando ho incontrato Piet Mondrian sui libri di scuola, tanti anni fa, ho riconosciuto in lui soltanto la parte finale del suo percorso: quella che lo ha reso più conosciuto, il suo ultimo segno. Lineare, semplice, composto da colori spesso accostati in coppie o nella loro complicità primaria.

Non avevo mai approfondito il suo cammino, il suo divenire, il discernimento che ha accompagnato il suo esserci su questa terra.

E quando ho rivisto i dipinti della sua produzione iniziale, quei riflessi quasi speculari tanto vicini al mio gusto estetico, da sempre costante e presente nella mia vita, mi sono chiesta:

Perché non avevo mai guardato davvero? Perché non avevo mai approfondito?

Mi sono scoperta piacevolmente rapita dal suo percorso di selezione, nato dall'osservazione della natura. Dipingo ciò che essa mi restituisce. Ma il suo progredire, quel passaggio in cui prima si espone e poi si sottrae, da dove deriva?

In fondo, credo che sia un processo naturale che ogni essere umano attraversa e costruisce nel corso della propria vita. Nasciamo per evolverci e il percorso che compiamo può talvolta sembrare una ripetizione di sé stesso. Eppure, è proprio attraverso quel percorso che prende forma la nostra presenza nel mondo.

Probabilmente, per essere accettati dalla società in cui viviamo, ci adattiamo a processi predefiniti, a percorsi che sembrano renderci simili e, in qualche modo, tutti uguali. O almeno, è ciò che pensiamo. Ma poi, dentro ognuno di noi, si manifesta qualcosa di unico, qualcosa che nasce dal nostro personale modo di esserci. E la realizzazione di sé procede così: un passo dopo l’altro.

Tornando a Mondrian, la sua pittura iniziale, ispirata dalla natura, è comprensibile, visibile, riconoscibile ai nostri occhi. Ma, con il tempo, la sua visione si astrae sempre più, fino a raggiungere una dimensione che ciascuno di noi può interpretare e comprendere in modo personale.

Guardando le opere più tarde della sua produzione, non possiamo affermare, a un primo sguardo, che egli si sia ispirato direttamente alla natura o all’universo che lo ha affascinato anche attraverso le sue ricerche spirituali ed esoteriche.

Eppure, la sua astrazione, semplice, pura e lineare, è arrivata al cuore delle persone. Oggi il suo linguaggio è diventato iconico e continua a essere fonte d’ispirazione. Il risultato di un lungo processo di sottrazione e trasformazione.

Ma ciò che trovo davvero affascinante è che dovremmo imparare a non arrenderci a una lettura definitiva di ciò che vediamo, soprattutto quando non ne conosciamo l’evoluzione.

La natura ha condotto quelle forme e quelle linee verso una semplicità che, pur nella sua apparente essenzialità, conserva la complessità della sua bellezza.

Spesso abbiamo bisogno di riconoscere qualcosa per comprenderla. Eppure, altrettanto spesso, la giudichiamo o la demonizziamo ancora prima di averne conosciuto la storia.

E allora il percorso che Mondrian ha compiuto nella sua pittura, passando dalla rappresentazione visibile della realtà alla progressiva astrazione delle forme, dovrebbe diventare un principio attraverso il quale imparare ad avvicinarci al mondo.

Prima di giudicare la parte finale di un’opera, la complessità di una persona o un progetto che stiamo osservando, dovremmo avere la pazienza di conoscerne il percorso, dall’inizio alla fine, cercando di comprendere ogni passaggio della sua evoluzione.

Solo allora la nostra opinione potrà acquisire un autentico valore.

Non giudicarmi perché non dipingo ciò che per te è comprensibile. Piuttosto, abbi il coraggio di leggere la mia anima, per comprendere ciò che si nasconde dietro il mio segno.

Solo lì la magia potrà compiersi.

Sono venticinque anni che cerco di tracciare il mio esserci nel mondo. E oggi Mondrian mi ha insegnato che è il mio stesso percorso a restituirmi delle risposte. Che, se saprò essere gentile con me stessa, potrò forse trovare, prima di tutto dentro di me, il nuovo passo verso la mia nuova esistenza.

Secondo voi, è follia tutto questo oppure è una possibilità di espressione che permette a un essere umano di proseguire il proprio viaggio?

Caro Mondrian,

mi hai restituito passi importanti.

 

Sabrina Murgia