#33 Riflessi_oni - Ci sono viaggi e ci sono spostamenti

Ci sono viaggi e ci sono spostamenti.

Io, per molto tempo, non ho quasi mai fatto veri viaggi. Quelli in cui parti, lasci tutto alle spalle e ti immergi nella dimensione di un'altra terra, di un'altra cultura, dell'altro.

Mi è mancato? Oggi posso dire di sì.

La mia storia, però, non mi ha portata ad avere quella fluidità e quella libertà mentale che permettono di partire senza troppe domande. Eppure oggi sento che proprio quei viaggi sono una grande fonte di ispirazione.

Io ho sempre fatto spostamenti piccoli anche se a volte un po' più grandi. Ho osservato scorci, vie, piazze, finestre, archi, colonne. Piccoli dettagli che, messi insieme, hanno costruito la bambina che ero, l'adolescente che sono stata e l'adulta che continuo a diventare.

Ed è proprio nell'età adulta che si incontrano i bivi, le scelte e le strade da percorrere.

Negli ultimi mesi di questo 2026 mi sono ritrovata in una fase di introspezione profonda, quasi chirurgica.

Qualche settimana fa sono passata da Viterbo. Ero diretta a un evento spirituale, dove il respiro, il radicamento e i colori mi avrebbero accompagnata in una giornata intensa di emozioni.

Le emozioni, negli ultimi anni, hanno assunto per me una forma quasi fisica. Mi capita di guardarle come se fossero davanti a me e chiedere: "Chi sei? Perché ti presenti proprio ora?"

Forse la capacità di attraversare le proprie emozioni è importante quanto quella di viaggiare. Anzi, forse è il primo vero viaggio.

Viterbo, nel cuore della Tuscia, conserva ancora oggi il fascino della sua storia. Passeggiando nei vicoli si percepisce il tempo che rallenta. Feudi, papi, palazzi, pietra, silenzi. Tutto sembra raccontare un passato che non vuole essere dimenticato.

Era solo una breve sosta lungo il tragitto verso Roma.

Oggi, però, posso dire che quello è stato un viaggio. Un viaggio verso una parte più intima di me.

In quei vicoli e in quelle mura ho percepito qualcosa di raro: una città raccolta, ma capace di trasmettere immensità. Una città che custodisce il passato senza impedirgli di dialogare con il presente.

Nel parcheggio della Valle Faul, dove avevo lasciato l'auto, mi ha accolto una scultura monumentale.

Un gigante che emerge dalla terra.

Per un istante ho pensato che quella sensazione di vertigine fosse dovuta ai quaranta gradi di una mattina d'estate. Poi ho capito che era altro.

Era la forza di un'opera che sembra liberarsi dalla terra per ricordarci che ogni rinascita richiede uno sforzo.

La scultura, The Awakening, è una copia dell'opera realizzata nel 1980 dall'artista americano Seward Johnson. Arrivò a Viterbo nel 2011 come installazione temporanea, ma la città decise di conservarla come simbolo di rinascita, accoglienza e apertura verso il futuro.

Una scelta che non fu condivisa da tutti.

Ogni cambiamento, prima di essere accolto, attraversa inevitabilmente una fase di resistenza.

Eppure quella presenza monumentale racconta bene ciò che dovrebbe fare ogni città, ma forse anche ogni persona: custodire le proprie radici senza smettere di crescere.

Mi ha colpito una frase di Seward Johnson:

"A volte è facile dimenticare le cose semplici che ci danno piacere. Se apriamo gli occhi, la vita è meravigliosa. Lo spirito umano trionfa, anche solo per brevi istanti. Cerco di fare in modo che il mio lavoro richiami l'attenzione proprio su questi momenti."

Forse è questo il compito dell'arte.

Ricordarci ciò che rischiamo di non vedere più.

La città dei Papi, che nel Medioevo diede origine perfino al termine "conclave", oggi convive con un'opera contemporanea che guarda al futuro.

Credo che tutte le città dovrebbero riuscire a fare questo.

E forse dovremmo impararlo anche noi.

Lasciare che il tempo non sia soltanto qualcosa che passa, ma qualcosa che genera.

Per noi.

E per chi verrà dopo di noi.

Ho respirato profondamente anche a Fregene, la mia destinazione finale.

Lì ho guardato la vita negli occhi, accogliendo anche ciò che della vita fa inevitabilmente parte: la morte.

Le giornate dedicate al nostro benessere sono necessarie.

Passare da Viterbo è stato quasi un caso.

Scoprirla è stato un regalo.

Perché a volte basta allontanarsi di pochi chilometri da casa per iniziare davvero a viaggiare.

Del resto:

"A compiacersi del semplice ci vuole un'anima grande."

Questa frase è diventata un piccolo rituale quotidiano.

L'ho scritta nel portachiavi dove ogni giorno ripongo le chiavi quando rientro e da cui le riprendo quando esco.

È il mio promemoria.

E voi?

Viaggiate davvero oppure vi limitate a spostarvi?

Vi siete mai fermati a chiedervi quale differenza ci sia?

Io continuo a respirare.

Continuo a viaggiare con consapevolezza, anche quando percorro pochi chilometri.

Perché ho capito che non è la distanza a trasformare uno spostamento in un viaggio.

È lo sguardo.

La crescita personale, per me, significa trovare la propria strada e avere il coraggio di percorrerla.

L'arte continua a essere il mezzo sul quale salgo per andare lontano.

E il riposo è ciò che rende possibile ogni nuovo cammino, perché senza energia nessun viaggio, esteriore o interiore, può davvero cominciare.

Buona estate a tutti.

Io, nel frattempo, proverò a raccogliere tutte queste riflessioni in qualcosa che possa rimanere nel tempo.

Un piccolo dono a me stessa e, forse, anche a chi un giorno avrà voglia di leggerle.

Ci riuscirò?

Non lo so.

Ma credo che ogni libro inizi proprio così: con il desiderio di dare una forma al proprio viaggio.

Sabrina Murgia