#32 Riflessi_oni - Charles Darwin e il fiume che ci unisce

Sabrina, Darwin e il fiume che ci unisce

Sapete qual è il comune denominatore tra me e Charles Darwin?

Ebbene sì, proprio lui: colui che ha dato origine agli studi sull'evoluzione delle specie viventi, addentrandosi anche nell'evoluzione dell'essere umano.

Ma non è la scienza il punto di incontro tra noi. Il nostro legame è, in qualche modo, geografico. Anche se c’è sempre la mia cara Arte nel mezzo.

Charles Darwin nacque e crebbe a Shrewsbury, una cittadina inglese attraversata dal River Severn. Un fiume che, in epoca romana, era conosciuto anche con il nome di Sabrina.

Non ho mai approfondito troppo l'origine del mio nome. Mi è sempre bastato sapere perché i miei genitori lo scelsero. Mi ha sempre affascinato il fatto che, pur provenendo da famiglie molto legate alla tradizione dei nomi tramandati di generazione in generazione, decisero di interrompere quel filo.

Mio padre, per esempio, porta lo stesso nome di suo nonno: Giovanni Maria. Mia madre si chiama Greca, come una cugina che, ancora bambina, lasciò troppo presto questa terra. Fu mio nonno, quasi di nascosto, a registrarla con quel nome. Per tutta la vita è stata così divisa tra il nome anagrafico e quello che mia nonna avrebbe voluto per lei: Tecla. E con la quale la maggior parte delle persone oggi la conosce.

Quando arrivai io, invece, scelsero Sabrina. E nessuno in famiglia portava questo nome.

Questo racconto mi ha sempre affascinata più di qualsiasi etimologia.

Poi, da ragazzina, il mio primo fidanzatino che era più grande di me e molto curioso mi regalò una sorta di pergamena dove c’era la spiegazione e l'origine del mio nome. Secondo quella versione, Sabrina avrebbe avuto radici ebraiche, collegate al termine sabra o tzabar, il frutto del fico d'India. In senso metaforico, il significato diventava: "dolce all'interno ma spinosa all'esterno", espressione spesso utilizzata per descrivere gli ebrei nati in Israele.

Per anni mi sono fermata lì, riconoscendomi anche un po' in quella definizione, senza sentire il bisogno di andare oltre. Poi ho iniziato a scrivere in questo mio spazio personale, cercando di capire quale fosse la mia strada e come proseguire il viaggio insieme a quella passione che mi accompagna da sempre ma che, da sola, non mi completa.

Un po' come un pesce che entra ed esce dall'acqua per necessità: per prendere ossigeno, osservando il mondo da una prospettiva diversa e comprendere meglio quale sia il luogo in cui sentirsi davvero a casa. È la ricerca del proprio io. Di ciò che amiamo. Di ciò che desideriamo. Di ciò che ci fa sentire pienamente presenti nel mondo.

Forse è anche per questo che ho continuato a cercare il significato del mio nome. Un nome che non ho scelto, ma che ho accolto fin dal mio primo vagito.

Amo il mare. Amo l'acqua. Amo la sensazione della pelle bagnata. Ma Nonostante tutto provo disagio quando sono sola in acqua. Anzi, forse la parola giusta è “paura”.

Paura di ciò che si trova sotto la superficie. Di ciò che esiste ma non conosco. Del fatto di non essere una grande nuotatrice. Non ho mai trovato una spiegazione precisa a questa sensazione. Mille piccole cause ma nessun grande motivo.

Poi, un giorno, durante un tranquillo pomeriggio casalingo, stavo cercando informazioni su un'opera d'arte. Non ricordo nemmeno come sia successo, ma una ricerca mi ha portata a un'altra e mi sono ritrovata a scoprire una nuova possibile origine del mio nome.

Questa volta di origine celtica.

Sabrina deriverebbe infatti da Severn, il grande fiume della Gran Bretagna. Secondo una leggenda riportata da Geoffrey of Monmouth, Sabrina era una principessa, figlia del re Locrino e della sua amante Estrildis.

La sua storia è una vera tragedia.

Locrino era già sposato con Gwendolen e tenne segreta per anni la relazione con Estrildis e la nascita della figlia Sabrina. Alla morte del suocero Corineo, però, ripudiò la moglie e riconobbe pubblicamente l'amante e la figlia. Gwendolen reagì radunando un esercito in Cornovaglia e organizzando la sua vendetta. Dopo aver sconfitto Locrino, ordinò che Estrildis e Sabrina venissero gettate nelle acque del Severn.

Per rendere eterno il ricordo di quella vicenda, il fiume prese il nome della giovane Sabrina, chiamata Hafren nella tradizione gallese.

Nel corso dei secoli la leggenda si trasformò. La fanciulla innocente, vittima delle scelte degli adulti, divenne una figura mitologica: una ninfa delle acque, una dea del fiume.

Ancora oggi Sabrina viene ricordata come la "Goddess of the River Severn" e a Shrewsbury, nel parco chiamato The Quarry, si trova una celebre statua che la raffigura mentre osserva le acque del fiume che porta il suo nome.

Ed è proprio sulle rive di quel fiume che Charles Darwin mosse i suoi primi passi da naturalista. Da bambino trascorse molto tempo osservando la natura, raccogliendo campioni e studiando gli animali che popolavano quei luoghi. Il percorso che lo avrebbe portato a diventare il padre della biologia moderna iniziò anche da quelle sponde.

La città ha saputo trasformare sia la leggenda sia la scienza in simboli visibili.

Da una parte Sabrina, la dea del fiume.

Dall'altra Darwin.

Per celebrare il bicentenario della nascita dello scienziato, nel 2009 è stata inaugurata la monumentale scultura chiamata The Quantum Leap. Gli abitanti la soprannominano affettuosamente "The Slinky" e la sua forma richiama, a seconda di chi la osserva, una sequenza di vertebre, uno scheletro di dinosauro oppure la struttura del DNA. Un simbolo dell'evoluzione e del pensiero darwiniano.

Che dire...

Potevo non andare a cercarle?

Questo è ciò che io chiamo viaggiare pur restando fermi.

Oggi conosco nuove curiosità che hanno riempito il mio tempo di piacevoli scoperte.

Il Per-Corso di Ar-TE a cui tengo moltissimo forse non evolverà mai nella forma che immagino, ma il lavoro che sta facendo su di me sta già dando i suoi frutti. La consapevolezza e la stima di me stessa crescono ogni giorno. Non importa essere grandi per qualcuno. Essere qualcuno per sé stessi è già uno dei traguardi più preziosi che una persona possa raggiungere.

Tu quale passione hai? Io con l'Ar-TE viaggio.

Sì, spesso dimentico nomi e date, ed è probabilmente il mio ostacolo più grande. Ma ogni volta che scopro qualcosa di nuovo è come trovare il tassello giusto di un puzzle. Quel piccolo pezzo che, all'improvviso, rende più chiara l'immagine.

In questi caldi pomeriggi estivi, due sculture hanno acceso nuove curiosità che porteranno ad altri viaggi, immersi nel verde, nella natura o tra le vie di una città e seduto comodamente su una sedia o poltrona di casa propria.

Basta non smettere mai di avere il desiderio di continuare il cammino, anche quando la meta si rivela diversa da quella che avevamo immaginato.

Perché, come canta Claudio Baglioni:

"Non c'è mai fine a un viaggio, anche se un sogno cade."

E se non hai raggiunto il sogno, forse hai comunque compiuto il viaggio più importante: quello attraverso te stesso.

Non credi?

E poi mi sono resa conto che il vero filo che univa queste due storie non era certo il mio nome. Ma l'arte stessa. Perché l'arte sa custodire sia il mito sia la scienza, trasformando una leggenda e una teoria in qualcosa che possiamo vedere, osservare e interrogare.

La statua che rappresenta il mito è stata realizzata da uno scultore di nome Peter Hollins nel 1846. Una statua figurativa, neoclassica che vuol rappresentare questa dea ninfa del fiume Serven - Sabrina

La scultura “The Quantum Leap” non è frutto di un singolo individuo. Ma un progetto di uno studio di architettura Pearce & Lal e il nome che compare più spesso è quello dell'architetto Ranbir Lal. La realizzazione coinvolse poi ingegneri, progettisti strutturali, aziende specializzate nel calcestruzzo e imprese costruttrici. È quindi un'opera nata da un lavoro multidisciplinare tra architettura, ingegneria e arte pubblica. Tutto questo intorno al 2009.

Ecco che entrambe le strade dal mito alla scienza hanno trovato una realizzazione artistica che accompagna questa città. E noi come essere umani possiamo solcare quel manto e farci accompagnare da entrambe le discipline che sono a nostro servizio e che ci ricordano ogni volta di quanto grandi siamo come essere viventi. Se solo usassimo tali doti solo per migliorare il mondo saremmo una specie perfetta.

Una leggenda trasformata in scultura. E una teoria scientifica trasformata in architettura. Due mondi apparentemente lontani che l'arte riesce a mettere in dialogo. Forse è proprio questo che continuo a cercare nei miei viaggi: quei punti d'incontro in cui immaginazione e conoscenza smettono di essere opposti e iniziano a camminare insieme.

In questo mio ultimo giorno da quarantanovenne auguro a tutti voi #buonviaggionellavita

 

Sabrina Murgia