#31 Riflessi_oni - Atti creativi che allenano lo sguardo: Ho visto un'opera di Marco Bagnoli
Maggio è stato un mese molto faticoso. Probabilmente la stanchezza è stata amplificata dall'accumulo dei mesi precedenti, nei quali le attività da affrontare, non solo per me stessa, sono state tante. Ma la vita è questa e, come dice un detto, dopo essere usciti dalla tempesta si comprende di essere stati capaci di attraversarla.
Ed eccomi di nuovo qui, a nutrirmi di ciò che alimenta la mia energia vitale. Il mondo dell'arte è per me un generatore di endorfine che si muove attraverso due canali importanti: quello manuale e quello visivo.
Non dipingo ormai da molto tempo, ma nella mia Morning Routine ho introdotto piccoli esercizi manuali che accompagnano l'inizio della giornata con un flusso che sento buono e profondamente connesso alla parte più intima di me stessa.
Questi piccoli esercizi rappresentano il mio modo di iniziare la ricarica mattutina.
Mi ispiro a un dipinto o a un disegno che osservo per qualche secondo. Lascio l'immagine aperta sul desktop, scelgo un sottofondo musicale e inizio a lasciare scorrere la linea sul foglio. Piccoli fogli, pochi colori ad acquarello, spesso soltanto i colori primari a disposizione.
Inizia così la mia "Ricarica in corso": un tempo in cui lascio andare la mano sul foglio senza alcuna aspettativa che ciò che emerge possa avere un impatto sul mondo. L'unico impatto che cerco è quello sul mio esserci e sul mio vivere il momento presente.
È un flusso, una liberazione. Una distensione manuale, ma anche mentale. Un modo per concedere al cervello uno spazio diverso, abbassare il rumore di fondo e affrontare con maggiore serenità la giornata.
È attraverso queste piccole attività che trovo spesso ispirazione per i prossimi passi di AR-TE e per continuare a nutrire il mio Io.
Ma poi succede anche altro.
Il mio generatore di benessere si attiva quando incontro nuove opere e nuovi artisti che entrano a far parte del mio bagaglio personale e culturale.
Spesso sento dentro di me di essere rimasta indietro e di non aver coltivato abbastanza ciò che avrebbe potuto rendermi più felice. A volte ho la sensazione di aver trascurato una parte importante di me.
Recentemente ho incontrato una frase che mi ha dato modo di riflettere su un aspetto fondamentale: il concetto di Essere piuttosto che di Avere.
"Liberi da ciò che si sa per imparare ad essere ciò che si è."
Queste parole mi hanno accompagnata per diversi giorni.
Ripensando a un'opera incontrata durante il mio percorso, mi sono resa conto che accettare di non poter trattenere tutto non è una perdita. Al contrario, ogni incontro significativo diventa un arricchimento quando siamo davvero pronti a vederlo.
È lì che nasce una forma di sapienza più profonda. È lì che impariamo ad ascoltare davvero il nostro Io.
Quella fiamma sospesa verso l'alto mi è arrivata dentro come un respiro.
Mi ha ricordato il ritmo della meditazione: inspirare ed espirare, lasciare entrare la vita e lasciarla fluire fino al cuore.
È lì che nasce la magia.
È lì che sentiamo amore e connessione.
Sì, la parola che posso trovare è proprio connessione.
Ed è attraverso questa connessione che ho incontrato l'opera di Marco Bagnoli in piazza Ciardi, a Prato: "L'anello mancante alla catena che non c'è".
Un'opera che, in modo del tutto inatteso, mi ha restituito il mio personale anello mancante.
Devo ancora approfondire la biografia di questo artista fiorentino, ma quell'opera mi ha immediatamente colpita. Quella fiamma che si innalza verso l'alto, quel dialogo tra forma e significato, quel gioco evocativo del titolo che invita chi osserva a porsi domande e a cercare le proprie risposte.
Mi ha trasmesso energia e benessere.
Osservando nel suo insieme la sua produzione artistica, si percepiscono profondità, ricerca e senso. Ogni opera sembra aprire molteplici possibilità di interpretazione.
Le sue creazioni catturano immediatamente lo sguardo per la loro forza estetica, ma invitano anche a fermarsi e a interrogarsi sul loro significato.
Forse è proprio questa una delle qualità che più apprezzo del suo lavoro: la capacità di lasciare spazio alle domande.
Anche i suoi titoli custodiscono una dimensione enigmatica che, però, affonda le radici in uno studio profondo.
Laureato in chimica, Marco Bagnoli ha poi intrapreso il percorso artistico, donando alle sue opere un'anima capace di dialogare con discipline diverse e con differenti livelli di lettura.
La fiamma del suo "cuore" mi ha rapita e oggi non vedo l'ora di visitare il suo atelier a Montelupo Fiorentino.
Già l'esplorazione del suo sito mi ha regalato emozioni e nuove suggestioni. Sono curiosa di scoprire cosa porterà questa prossima visita che ho già prenotato.
Questa esperienza mi ha ricordato qualcosa di importante: abbiamo tutti bisogno di attivatori di bellezza, luoghi e incontri capaci di nutrire il nostro sguardo e il nostro sentire.
Per me l'arte è uno di questi.
Ogni nuova scoperta, ogni opera incontrata lungo il cammino, aggiunge un frammento di luce al percorso.
Ed è proprio questo che vorrei continuare a coltivare attraverso AR-TE: la possibilità di incontrare nuove opere, nuovi artisti e nuove prospettive capaci di ampliare il nostro modo di guardare il mondo e noi stessi.
Perché ogni speranza è un sogno che continua ad alimentare il nostro essere umani.