#21 Riflessi_oni

Torino e l’arte come viaggio interiore: Chiharu Shiota e Lee Miller

Cambiare aria è sempre un buon rimedio per attutire stress, pensieri e stanchezza.
Se poi è possibile fare viaggi lunghi, in scenari completamente diversi dai nostri, allora sono certa che i benefici si moltiplicano. Io non riesco spesso a concedermi lunghi viaggi, ma col tempo ho capito che a volte basta un piccolo spazio fuori dall’ordinario per riportare equilibrio nel caos interiore.

Ho scelto Torino per un week-end, perché se ci sono momenti della vita in cui tutto si intreccia — emozioni, situazioni, pensieri — esistono città che hanno il potere, attraverso le loro strade e le loro risorse, di sciogliere almeno per qualche ora quel groviglio che ci abita.

Quando posso, scelgo sempre un luogo dove percepisco una mia interazione con la presenza di una mostra, un museo o un grande parco da attraversare, dove potermi anche un po’ perdere.
Attraversare nuove visioni, nuove architetture, nuovi camminamenti è sempre un buon modo per affrontare ciò che la vita ci chiede di attraversare.

Ho camminato “solo” venti chilometri, ma perdermi con il naso all’insù in una luminosa giornata autunnale, alternando la visita a una mostra con i mille scorci di una città come Torino, è stato rigenerante. E questo solo il primo giorno.
Iniziare attraversando la via del Palazzo con l’Orecchino, passare sotto i portici, vedere il Palazzo Reale, camminare nei suoi giardini — con uno scoiattolo che è sfrecciato davanti a me e una farfalla che danzava nell’area del roseto appoggiandosi su una foglia pronta a farsi immortalare nella mia memory card. E poi trovarsi di fronte al Museo Egizio, al Museo del Cinema, e infine alzare lo sguardo verso la Mole Antonelliana.
Ed essere semplicemente felice di essere lì.

Ogni passo è stato un piccolo cerotto invisibile, capace di lenire un’estate non semplice.
E fra le tante possibilità di visita, non potevo che scegliere il MAO – Museo d’Arte Orientale, dove era allestita la mostra di Chiharu Shiota.

Avevo già scritto di lei nella mia 20ª riflessione (👉https://www.arteinmente.com/nuovo-blog-1/chiharushiota)
Perdermi nelle sue trame, nei suoi fili visibili e invisibili, ha tracciato anche i miei.
Entrare nelle sue installazioni è stato come compiere un atto di introspezione: un gioco percettivo che diventa una pratica di consapevolezza.

“Tutto è connesso da fili invisibili: tra me e te, tra le persone, tra le vite.”
Chiharu Shiota

Camminare dentro quella trama, nera o rossa, è stato come attraversare la mia parte più intima, che aveva bisogno di essere accompagnata. E l’incontro con la struttura contenente il vestito bianco ha sancito un’estasi silenziosa: un momento in cui l’opera d’arte ti pone domande e ti obbliga a guardarti allo specchio.

Pensandoci bene, è il senso stesso della ricerca nella vita: cerchiamo soluzioni, comprendiamo percorsi, ma spesso ne seguiamo altri. E la risposta al nostro groviglio è proprio lì davanti — semplice, quasi banale — eppure non la vediamo, perché la mente cerca sempre ciò che è complicato.

La meraviglia, invece, nasce dal permettersi di scoprire.
Dal mettersi in discussione e accettare ciò che è, e ciò che siamo.
Eppure lo ammetto: sto ancora imparando ad accogliere la mia vera essenza.

Per cercare ancora quella parte di me che fatica a emergere — divisa tra la razionalità e l’istinto, tra il bisogno di struttura e l’amore per ciò che è libero e non convenzionale — ho scelto di visitare anche una mostra fotografica di un’artista che conoscevo appena: Lee Miller.

Il mio secondo giorno a Torino, meno chilometri ma tante chiacchere in una bellissima giornata autunnale. Amo immergermi in ciò che non conosco, perché ogni scoperta è un frammento che arricchisce la mia vita. Lee Miller, fotografa, modella e fotoreporter statunitense, una figura luminosa e complessa del Novecento.


Ha vissuto accanto al movimento surrealista, e nei suoi scatti — anche in quelli che documentano gli orrori dei campi di concentramento — si percepisce un’incessante tensione poetica.
La sua è una fotografia che non cerca solo la bellezza, ma la verità.

“Io non credo nei limiti tra arte e vita: il mio obiettivo è sempre stato vivere entrambe con la stessa intensità.”
Lee Miller

Come spesso mi accade, mi sono lasciata trasportare nel tempo, immaginando la forza di vivere in un contesto artistico permeato di spirito creativo, dove personalità come Max Ernst, Leonora Carrington, Peggy Guggenheim, David Penrose e tanti altri, si incontravano per condividere idee e visioni. Era un continuo scambio, una crescita reciproca, una ricerca costante di sintonia con se stessi.

Anch’io mi riconosco in questo movimento di ricerca: persone, ambienti, situazioni che nutrono e ispirano. Per me i luoghi più fertili sono sempre quelli dove respiro arte, dove il sapere si trasforma in esperienza. Un viaggio che non finisce mai.

Se vuoi sciogliere i tuoi nodi interiori e ritrovare energia, l’arte può offrirti molti strumenti:

  1. Perdersi in una città sconosciuta — anche senza conoscerne la storia, l’esperienza ci trasforma.

  2. Scegliere un museo che restituisca intuizioni o risposte. I fili invisibili di Shiota mi hanno accolta come in un abbraccio.

  3. Avvicinarsi ad artisti affini ai propri sensi e gusti. Una piccola ricerca prima di partire può condurre anche a incontri inattesi.

  4. Immergersi pienamente. Essere presenti in ciò che si vive: l’ossitocina che ne deriva riduce lo stress e amplifica la gioia.

Avere la possibilità di uscire dai propri luoghi del cuore e scoprirne altri, in Italia o oltre i confini, è un dono. Viaggiare mantiene la mente allenata alla grandiosità del mondo.

Il prossimo weekend, dove andrete?
Io ho già una piccola tappa in mente — costruita, pensata, desiderata.
Vado lì per cercare ispirazione, per chiudere un cerchio, per ascoltare nuove voci e accogliere nuovi punti di vista sul cambiamento. E sì, ci sarà anche l’arte ad accompagnarmi.

Mi godo ancora il buon umore dell’avanscoperta, in una Torino meravigliosa.
E voi, quale città scegliereste per una breve immersione autunnale?

Sabrina Murgia