#20 Riflessi_oni

The Soul Trembles – L’anima trema

Questo è il titolo della mostra che aprirà a Torino il prossimo 22 ottobre al Museo d’Arte Orientale, dedicata all’artista Chiharu Shiota.
Sono rimasta affascinata da lei qualche mese fa, quando mi sono imbattuta in alcuni articoli che raccontavano la sua storia e il suo lavoro.

L’arte è un veicolo di trasmissione: può — e deve — arrivare a toccare le corde più profonde di chi si appresta a visitare una mostra, un luogo d’arte, un’opera a sé stante. Ogni forma artistica ci pone in quella condizione di ascolto in cui sentiamo dentro di noi un richiamo interiore, che ognuno poi prova a tradurre all’esterno.

Cosa mi ha colpito di lei?
La capacità di creare grandi installazioni che parlano della vita quotidiana attraverso fili conduttori.
Sono i fili con cui intreccia oggetti comuni, tessendo reti che mi hanno lasciata senza parole: un gomitolo che, passando tra le sue mani, diventa trama, racconto, percorso. Attraverso esso, Shiota comunica e invita lo spettatore a interpretare, a entrare in dialogo con l’opera in modo immersivo.

L’arte contemporanea mi ha sempre affascinato proprio per questo: perché conduce all’esplorazione, spinge ad andare in profondità, a cercare, a soddisfare la propria curiosità di fronte all’impatto visivo che accoglie i nostri occhi.
Non è mai immediata, anche se, al primo sguardo, può sembrarlo per via dello stupore che suscita.

“L’arte contemporanea non ha un solo modo di parlare: si fa con tutto e riflette tutto. È il regno del molteplice e medita sul mutare del sapere scientifico e delle modalità produttive. (…) Gli artisti ci rivelano cose che ci riguardano, anche se non sempre ce ne rendiamo conto.”
Angela Vettese, L’arte contemporanea

Ecco, Chiharu Shiota in me ha suscitato proprio questo: il desiderio di seguire quei fili rossi o neri per comprendere cosa, attraverso essi, possa raccontare di me stessa.
Lo spago è il suo linguaggio: non dipinge su tela, ma con esso riesce a collegare, abbracciare, unire tutto ciò che desidera inglobare.
In un’intervista spiega che “la corda a volte è tesa, a volte aggrovigliata, a volte lenta” — proprio come la natura delle relazioni umane.
Attraverso i suoi fili, vuole connettere le persone all’universo, ricordandoci che l’essere umano ha una parte esterna che guarda al mondo e una parte interna che vibra dentro di sé. E tutto questo è connesso.

Shiota riconosce che l’arte contemporanea può essere difficile, ma con le sue installazioni accompagna le persone attraverso quella difficoltà, conducendole in uno spazio altro, fuori dall’ordinario.
Ed è lì che, secondo me, nasce la magia: ci trasporta dentro il suo mondo — che in realtà è anche il nostro — e ci mostra le connessioni invisibili che ci legano, attraverso gli intrecci straordinari dei suoi fili.

L’arte non offre risposte univoche.
Le opere di Shiota invitano all’interpretazione soggettiva, ci permettono di unire i nostri fili invisibili per costruire risposte personali, legate alla nostra vita quotidiana.

Utilizza materiali di uso comune — sedie, tavoli, barche, fotografie, specchi — e li intreccia con lo spago, creando relazioni nuove tra le parti.
Del resto, è la metafora della nostra esistenza: un flusso continuo di ricordi, passaggi, dimenticanze, dolori, gioie, amori che ritornano o svaniscono. Attraverso quel percorso possiamo riconoscere ciò che siamo stati e intravedere ciò che saremo.

Le sue opere ci invitano a riflettere, a percorrere un cammino che prosegue anche una volta usciti dall’installazione.
L’arte genera emozioni, e quando riesce a farlo in modo così potente — anche solo attraverso video, fotografie o recensioni — non posso che desiderare di viverla dal vivo.
Vorrei entrare in una delle sue installazioni, lasciarmi guidare dagli oggetti, giocare con essi tra le sue “ingabbiature” per riconoscere i miei fili invisibili.

Tessere la rete come fece Arianna, con amore, gioia, passione… ma anche con rabbia, delusione e frustrazione.
Guardare al percorso compiuto e a quello ancora da costruire, con quella nostalgia di cui parla Benedetta Santini nel suo TEDx — la nostalgia che ci permette di tornare a casa.

Perché in fondo, la natura dell’Arte è proprio questa: accompagnarci nell’introspezione, dentro l’opera e dentro noi stessi.
Solo così possiamo continuare il viaggio con maggiore consapevolezza, compiendo un passo in più verso quel filo invisibile che, forse, ci sta finalmente riportando a casa.

Spero davvero di poter visitare la sua mostra a Torino, e stringere tra le mani quel filo che sento così vicino, per illuminare gli angoli più nascosti del mio percorso, e permettere alla parte più vera di me di sentirsi libera e serena.

Ho trovato un punto di contatto profondo con Chiharu Shiota: a vent’anni smise di dipingere, e solo dopo una malattia tornò a farlo — senza più interrompersi.
Io, a venticinque anni, smisi di vivere circondata dall’arte, per poi ritrovarla — e promettermi di non abbandonarla più — durante il mio periodo da caregiver con i miei genitori.
Quel filo chiamato passione, intrecciato alla mia vita, si è fatto sempre più forte, fino a ricomporre i miei punti invisibili.

È l’anima che ha parlato. È l’anima che mi ha mostrato la direzione, a Est piuttosto che a Ovest.
L’interpretazione di un’opera può diventare una vera trasmutazione: dall’anima dell’artista alla nostra, da una materia tangibile a un’emozione condivisa.
Le avanguardie del Novecento hanno già ridotto la distanza tra artista e fruitore; l’arte contemporanea, oggi, ci offre l’opportunità di scavare ancora più a fondo.
Forse non troveremo subito qualcosa che ci rappresenta, ma nel frattempo avremo conosciuto il viaggio profondo di un’artista che ci regala la sua storia, trasformando la materia in pensiero e il pensiero in emozione.

È un percorso interno ed esterno, in perfetta assonanza con il modo in cui funziona il nostro cervello:
siamo fatti di neuroni, di elettricità, di connessioni.
Trasformiamo tutto questo attraverso l’arte e il suo processo di attivazione.

Grazie, Arte.
Grazie, Chiharu Shiota, per questo viaggio dentro i miei fili invisibili.

Spero di poter continuare a riflettere ammirandoti dal vivo.

E tu?
Cosa pensi delle installazioni di questa natura?
Ti piacciono, ti ispirano, ti piacerebbe viverle da vicino?

Sabrina Murgia