#22 Riflessi_oni
Un week end immersivo.
Qualche settimana fa sono stata a Milano per un week end bellissimo vissuto all’interno di un Teatro Milanese – il Teatro Dal Verme. Ero lì per ascoltare e per acquisire, dalle parole delle varie personalità ospitate, qualche ispirazione per il proseguimento del mio cammino in questa vita che io chiamo Viaggio.
La crescita personale è una acquisizione di cui mi sono resa consapevole solo da qualche anno e un po’ me ne dispiaccio, perché avrei voluto maturare questa conoscenza prima: avrei varato meglio alcune scelte lungo il Viaggio. Ma non importa quando: l’importante è essere approdata in questo mondo bellissimo, dove poter vivere di questa Energia è un’esperienza che auguro e consiglio a tutti.
I #bemoredays ideati da Luca Mazzucchelli sono stati per me, un anno fa, un’ancora di salvataggio in un momento delicato di transizione personale. E attraversare il dolore con determinati mezzi è di gran lunga migliore che non sapere come affrontarlo.
Scrivevo così un anno fa, dopo quelle due giornate: “È anche nella fatica che forgi la tua identità facendo crescere i tuoi muscoli interiori. (…) Non ho sbagliato, ho imparato.” Nuove esperienze e nuove consapevolezze che mi sono portata dietro nel corso del mio faticoso 2025, ma che hanno plasmato la mia coscienza: cambiando paradigma nel modo in cui affronti la vita, le persone possono seguirti… oppure scegliere strade diverse.
Quest’anno sono arrivata a quelle due giornate con molta aspettativa. E, per la prima volta, posso dire che non sono state deluse. Anche l’edizione #bemoredays2025 mi ha lasciato tanti piccoli semini che custodirò con cura per vivere il seguito del mio “Viaggio” in maniera più serena.
Ma tutto questo con l’Ar-TE cosa c’entra? Qualcuno potrebbe giustamente chiederselo. E se sei arrivato fino a qui a leggermi, adesso provo a spiegarlo.
Prima di tutto, penso profondamente che l’Ar-TE sia un mezzo con cui possiamo conoscere meglio noi stessi, attraverso le nostre scoperte artistiche, i pittori che amiamo, i performer che ci narrano storie del passato che vive ancora oggi – e grazie al cielo anche nel presente.
Crescere come persona mi dà la possibilità di avere più ispirazione nelle cose che vivo, leggo, incontro e cerco di portare nella mia vita.
E così, trovandomi a Milano, non approfittare di un Museo o di una Mostra sarebbe stato come tradire la mia passione primaria. Giocare con l’Ar-TE è per me la risoluzione del mio #ciocheappassionasmuove.
Ho scelto di dedicare un pomeriggio intero a Palazzo Reale. Non è stato semplice decidere cosa vedere: troppe mostre, troppe collezioni, troppe tentazioni. Ma alla fine Palazzo Reale mi ha accolto con tre percorsi che hanno parlato a tre parti diverse di me.
La mostra di Leonora Carrington mi ha ricordato una verità che sento profondamente: non desidero essere ricordata come “forte”, ma come qualcuno che, di fronte alle avversità, ha permesso alla creatività di salvarla.
Così accadde a Leonora: la sua capacità di trasformare il trauma in immaginazione è una testimonianza luminosa di come l’arte possa essere anche un rifugio, un’ancora, un modo per restare vivi.
La mostra di Man Ray, invece, mi ha ricordato il valore dell’ostinazione creativa. L’amore autentico che lui nutriva per il mezzo fotografico lo ha portato a sperimentare, sbagliare, reinventare, innovare. Senza quella perseveranza oggi non avremmo molte delle sue invenzioni visive che hanno cambiato il linguaggio della fotografia.
Lo cito qui perché, sebbene mi concentri molto su Art from Inside, anche queste due retrospettive sono incontri preziosi che meritano di essere vissuti.
E poi, infine, la bellissima retrospettiva gratuita Arte e Scienza – Art from Inside, organizzata da Fondazione Bracco: un progetto divulgativo che racconta come la scienza sia al servizio dell’Arte per curarla, mantenerla, conservarla e scoprire segreti nascosti nella materia.
FORS, XRF, NIRFC, TAC, VIS: tecnologie che lasciano a bocca aperta. Questi strumenti – nati per l’uomo – oggi aiutano anche l’Arte a rivelare ciò che l’occhio umano non percepisce.
Strati nascosti nei dipinti, pentimenti, disegni preparatori, pigmenti invisibili: tutto ciò che costruisce la storia vera di un’opera.
Un esempio? Un’opera in cui il primo velo pittorico non raffigurava una scena profana, ma sacra. Oppure le sfumature cromatiche del Beato Angelico che la tecnologia rende visibili, ampliando la bellezza percepibile.
Grazie a queste scoperte, gli storici possono ricostruire percorsi nuovi, intuire cambiamenti, comprendere svolte artistiche. È un viaggio meraviglioso tra Arte e Tecnologia, che si potenziano a vicenda.
Visitare questa mostra mi ha ricordato quanta bellezza esista nel mondo, e quanto il progresso – se messo al servizio del bene – possa arricchire la nostra capacità di vedere e comprendere.
Se ai #bemoredays2025 ho ascoltato giornalisti, psicologi, artisti e scrittori che hanno portato nuove riflessioni nella mia quotidianità, Art from Inside mi ha regalato un’altra forma di forza: Art from Inside mi ha regalato un’altra forma per la conoscenza, la ricerca, la curiosità. Dove non c’è conoscenza personale ci può essere un sistema, un libro, una tecnologia, un’intuizione che apre orizzonti. L’importante è non fermarsi mai alla superficie.
Se un anno fa ho attraversato il dolore aggrappandomi a nuovi strumenti, quest’anno l’ho accolto e ho compreso che certe curvature della vita sono lì per insegnarci come affrontarle.
Io utilizzo l’Ar-TE per arrivare più in profondità dentro me stessa. L’Arte mi ha condotta tra discipline diverse, e più avanzo più capisco quanto siano tutte collegate. E se mi aiutano a comprendere me stessa, non è questo già un grande merito?
E voi? Come utilizzate le vostre passioni?