#17 Riflessi_oni

Ferragosto, Labirinti e Vergine Maria

È il 13 agosto e, in questi giorni, l’aria in città è rovente. Negli ultimi anni il clima ci ha abituati a temperature fuori dall’ordinaria memoria, quando un tempo, alla sera, aprendo le persiane, si lasciava entrare una leggera brezza estiva e “Caronte” si era già ritirato nelle sue dimore.
Spesso il mio Ferragosto è scandito da vacanze cittadine, in cui il tempo lento della pausa estiva accompagna le mie ore. Ma quest’anno l’aria tersa sembra ancora più intensa e le mie riflessioni sono scandite dalla presenza costante del mio amico “Caronte”.

Riflettendo sull’origine di questa festività, il Ferragosto fu istituito dall’imperatore Augusto per celebrare la fine dei lavori agricoli e offrire riposo e pace ai lavoratori: le Feriae Augusti. Un rito che, ancora oggi possiamo vivere, anche se molti in questo giorno vorrebbero onorare questa memoria ma devono lavorare.
A questo pensiero mi viene in soccorso il caro Van Gogh, con l’anima realista dei suoi primi periodi pittorici. I suoi soggetti principali erano uomini e donne che, con il duro lavoro delle proprie mani, restituivano dignità alla loro vita, costruendo il proprio vivere attraverso la forza umana dell’essere che resiste e nell’incessante testimonianza di un interminabile processo vitale.

Pennellate decise per imprimere la forza e la tenacia di chi lavorava nei campi, colori terrosi e scuri a ricordare la fatica e l’umanità dell’essere.
La sua pittura allora, non fu accolta né dalla critica né dagli amici pittori, ma ci ha lasciato la possibilità di cogliere il suo sentire: un’evocazione di ciò che vedeva nel mondo reale, una sorta di storytelling moderno di uno spaccato di vita che voleva portare alla luce.
Non c’è mai una sola realtà: è questo che ci racconta. Eppure, in quel passaggio, c’era sempre un modo per concedersi un momento di pace e rilassatezza.

Nel bellissimo quadro Mezzogiorno – Il riposo dei contadini (1890), il tocco di Van Gogh si fa più ampio, le pennellate sono marcate e impresse sulla tela, e i colori scuri lasciano spazio a tonalità più vive e solari. La luce restituisce l’idea di un fermo immagine nella pausa liberatoria che la fatica concede all’essere nel momento della resa.
Ispirato dai realisti suoi contemporanei e affascinato da culture lontane, come quella giapponese delle xilografie che narravano momenti di vita quotidiana, Van Gogh ci restituisce in quest’opera tutto il suo sentire verso la vita che aveva vissuto e osservato. C’è il caldo, c’è la fatica, ma anche l’accoglienza di quel riposo che arriva come dono a chi percorre il flusso della propria esistenza.

Mezzogiorno – Il riposo dei contadini (1890)

Non è forse un buon lascito per tutti noi? Riflettere sulla bellezza del momento e sulla fortuna di potersi fermare, ovunque ci si trovi, per una siesta rigenerante? È il recupero fisico e mentale dopo la fatica intrapresa.

Serpeggiando fra le vicissitudini quotidiane dell’incessante corsa verso il domani, attraverso una simbologia celtica medievale, mi poso delicatamente sul labirinto che ognuno di noi crea nel proprio percorso di vita. Nei viaggi spirituali che mi preparo a compiere, nasce la curiosità di conoscere il labirinto della Cattedrale di Chartres, a pochi chilometri da Parigi.

Questa splendida Cattedrale Gotica accoglie il visitatore con un labirinto dal diametro di circa 13 metri e un percorso interno di circa 262 metri. Il disegno circolare prevede un’entrata, un tracciato e un punto di arrivo al centro. La sua simbologia rimanda al lungo cammino del fedele verso il cospetto di Dio. Oggi può rappresentare un percorso spirituale, una ricerca di significato, o anche la scelta di affidarsi a un cammino guidato di cui si sente il bisogno.

L’arte ci offre la possibilità di moltiplicare le interpretazioni, storiche e filosofiche, del nostro incessante percorso di esseri viventi.
Un labirinto che ho incontrato di recente è quello dell’opera site-specific di Robert Morris (1982), installata a Villa Celle, Pistoia. Perché mi ha colpito?

1.     La forma è diversa dalle usuali rappresentazioni circolari o quadrate.

2.     Ha un ingresso, un percorso e un declivio pavimentale che, mentre lo percorri, ti porta a reinterpretare e rivalutare l’intero cammino. Una sorta di Sliding Doors.

Questo, ovviamente è soggettivo, legato a ciò che si vive in quel momento. E se avrete modo di visitarlo, sarei felice di conoscere la vostra esperienza.

Al di là del mio viaggio interiore e della riflessione personale, tornando alla simbologia religiosa, dopo aver celebrato il senso pagano del Ferragosto, desidero chiudere con la festa cristiana del 15 agosto: l’Assunzione della Vergine Maria, dove la tradizione ci insegna che nella gioia e nella speranza, l’anima e il corpo di essa siano stati accolti in cielo.

Nella Cattedrale di Chartres si custodisce una reliquia: il Velo della Vergine. Secondo la tradizione, è quello che Maria indossava al momento dell’Annunciazione, quando concepì il Verbo.
Al di là del credo, custodire l’origine di una storia che per i fedeli è sacra significa ricordare che, nel giorno della sua ascesa, tutto ebbe inizio da un atto di fede e fiducia. Un insegnamento valido non solo per i credenti: donarsi con amore, in un atto di fiducia verso l’altro — nel suo caso verso Dio — e verso se stessi è una tappa fondamentale del nostro “labirinto di vita”, da cui trarre spunti di sacra e importante riflessione.

Reliquia del Velo della Vergine - Chartres

Grazie all’arte, ponte che utilizzo per conoscere cose nuove, posso ricordare la mia storia di donna e di essere umano su questa Terra, sperando che gli “atti d’amore” siano le uniche armi a circolare nel mondo. Non sarà un Ferragosto felice per tutti, ma la storia, l’arte e il nostro esserci su questo lembo di terra dovrebbero renderci grati per ogni buona sorte che ci raggiunge. E tu che viaggio hai intrapreso in queste calde serate estive?

Sabrina Murgia