#24 Riflessi_oni
Sai cos’è una litografia?
Quando sei all’interno di un museo, guardi mai la didascalia per conoscere – oltre all’autore – anche la tecnica utilizzata?
Litografia: ma qual è il supporto con cui lavorava l’artista?
Lito = pietra.
Scrivere sulla pietra.
E poi?
Come può ciò che viene disegnato su una superficie così dura trasformarsi nella morbidezza di un colore, di una grafia che prende vita su cellulosa, filigrana, foglio, carta?
Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901) mi ha riportato proprio a questa tecnica.
Visitando la mostra a Firenze, all’Istituto degli Innocenti – visitabile fino alla fine di febbraio – si entra in un mondo meraviglioso che amo riscoprire ogni volta come fosse la prima: il mondo dell’arte applicata.
Un mondo che permette di attingere all’esperienza attraverso la gestualità.
Le neuroscienze contemporanee, oggi, ci ricordano quanto essere fruitori di un atto – manuale o visivo – sia fondamentale per rendere il nostro percorso di vita più fluido. Attraverso queste esperienze attiviamo le emozioni e, insieme a loro, i recettori positivi del benessere.
Andate nei musei.
Guardate le didascalie.
Giocate con esse.
Cercate risposte a piccole curiosità che ancora non conoscete.
Ne uscirete sicuramente arricchiti, a patto di voler essere attivi in ciò che visitate.
Il segreto fondamentale è tutto lì.
Provate e ditemi: come vi sentite dopo un’immersione in AR-TE?
Henri de Toulouse-Lautrec si trovava a Parigi alla fine dell’Ottocento, quando la città stava diventando il cuore pulsante della modernità.
Un periodo di straordinaria vivacità, in cui teatri e cabaret animavano le notti, e quartieri come Montmartre e gli Champs-Élysées diventavano luoghi simbolo del nuovo vivere moderno.
I muri di Parigi si riempiono di colore.
Le litografie invadono la città: manifesti brillanti, immediati, rivoluzionari.
Attraverso la grafica, la modernità prende forma visiva.
L’arte cambia volto.
La grafia cambia volto.
E Toulouse-Lautrec, insieme ad altri artisti del periodo, è tra i grandi promotori di questo cambiamento.
All’interno della mostra, tre aspetti mi hanno colpita in modo particolare:
1. Il torchio in esposizione, con esempi delle lastre utilizzate per il trasferimento della grafia.
Vedere la componente meccanica del processo rende più completa la comprensione del passaggio tecnico e creativo.
2. L’apparato didattico, che accompagna lo sguardo e stimola la partecipazione.
Piccoli atti creativi all’interno del museo sono un ottimo modo per incentivare lo “studente-visitatore”: scoprire il personaggio dietro un manifesto, comprendere quanti passaggi siano necessari per imprimere su carta un’immagine disegnata sulla pietra.
3. La ricostruzione di uno spazio bohemien, capace di riportarti all’interno di un locale, mentre un cabaret è in corso.
Accoglienza è la parola che, a mio avviso, rappresenta profondamente Toulouse-Lautrec.
Accoglienza è anche la parola che possiamo attribuire a quel periodo storico di trasformazione.
Henri de Toulouse-Lautrec ebbe una vita breve e complessa: morì nel 1901, a soli 36 anni, a causa delle complicazioni legate all’alcolismo e alla sifilide, aggravate da un corpo già fragile.
Durante tutta la sua esistenza, credo abbia cercato con forza di essere accolto: nella società, nella vita, e forse anche dentro se stesso.
Trovò ispirazione nel mondo bohemien proprio perché ne faceva parte.
Era lì che si sentiva accolto e in pace.
Si sentiva più a suo agio nei bordelli e nei cabaret che nei salotti borghesi, riconoscendo in quegli ambienti fragili la stessa comprensione che avrebbe voluto ricevere dai suoi pari.
E proprio quel mondo ci ha regalato colori, spazi ed emozioni che continuano a parlarci ancora oggi.
Ha accolto il nuovo, inondando la città di manifesti e di una nuova forma di conoscenza visiva.
Ha accolto la diversità, raccontando luoghi e persone che ci insegnano a guardare la vita da più punti di vista – qualcosa di cui oggi abbiamo ancora enorme bisogno.
Ha accolto ciò che ancora non esisteva, trasferendo dalla pietra alla carta immagini che continuano a circolare nel nostro mondo come simboli di un’innovazione che ha rivoluzionato il secolo scorso.
Grazie alla litografia.
Grazie a Toulouse-Lautrec.
E grazie ai percorsi museali che ci permettono di attraversare il passato per comprendere il presente.
Litografia: scrivere con la pietra.
E tu, qual è la superficie che ami per imprimere la tua forza attraverso il gesto?
Ti lascio un piccolo esercizio di immersione, se lo provi puoi farmi sapere com’è andata?
Esercizio di immersione
La prossima volta che sei in un museo, scegli un’opera e leggi la tecnica.
Chiudi gli occhi per un momento e immagina il gesto che l’ha creata.
Nota cosa succede nel corpo: respiro, tensione, immagini.
Questo è il tuo cervello che dialoga con l’arte